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Le
attività artigianali a carattere decorativo ed
artistico nella valle del Liri hanno origini molto antiche,
così come antichissime sono le origini della
città di Arpino
In questa città, l’Arte della Ceramica
non riuscì ad avere quell’impulso notevole
che ebbe ad esempio l’Arte della Lana, e che fece
di Arpino un centro laniero importantissimo del Regno
Borbonico.
Tuttavia il XVIII secolo, che aveva visto tornare in
auge l’antichissima tradizione della lavorazione
della lana, segnò un nuovo sviluppo, seppure
di dimensioni molto ridotte, nel settore della ceramica.
Questa produzione, come altre del periodo, per la posizione
geografica della città (all’interno del
Regno di Napoli), si ispirava profondamente alla grande
scuola napoletana. Dei numerosi reperti in terracotta
di epoca romana, facenti parte del patrimonio archeologico
della città e malamente ammucchiati presso il
Palazzo Spaccamela, molti sicuramente erano di fabbricazione
locale.
Così come tracce di antiche Fornaci con produzione
di manufatti d’argilla e risalenti ad epoca medioevale
si sono ritrovati presso il Convento San Lorenzo in
località S. Francesco e nei vani terranei del
Castello Ladislao.
Non esistendo, peraltro, certezza sulla qualità
e la quantità di laboratori e fabbriche di questo
tipo, pur tuttavia, il ruolo svolto dalla città
stessa e la presenza in loco di cave d’argilla
di ottima qualità (che fino a pochi anni fa,
in località Fornace, un’importante industria
di laterizi continuava a produrre), lascia supporre
una presenza costante di tali attività nel territorio
arpinate.
Con certezza però, possiamo affermare che, tra
la fine del ‘700 ed il principio dell’ ’800
esisteva in Arpino una fabbrica di ceramiche di una
certa importanza
Questo sviluppo durò, seppure in modo alterno,
fino agli anni del secondo conflitto mondiale (nel 1991
i manufatti in ceramica di Arpino furono inseriti nell’Esposizione
Internazionale di Roma), grazie soprattutto alla perizia
e la grande maestria di due famiglie impegnate, seppure
in modo diverso, in questo settore: i “Palma”
e i “Mastroianni” che, da diverse generazioni,
producevano ceramiche nei loro laboratori del quartiere
di Civita Falconara .
I “Palma” erano impegnati nella produzione
di vasellame di uso comune: piatti, zuppiere, vasi da
fiori, la “Cannata” e il famoso “Asso
di Coppe”, il braciere che serviva a scaldare
molte delle case di Arpino e che ricorda nella forma
questa tipica carta da gioco napoletana.
I Mastroianni invece erano soprattutto una famiglia
di “Figurinai”, vale a dire che erano impegnati
nella produzione di statuine ciociare sia in terracotta
che in ceramica, mentre una produzione a se stante era
rappresentata dalle statuine per il presepe. Altro personaggio
“singolare e quasi mitico”, era Alessandro
Caricchia (1850-1931), che fabbricava con creta, terra
grezza o fango, statuette da presepe ed anche vasellame.
I Mastroianni Ceramisti
I primi documenti, che attestano la presenza
in Arpino di una fabbrica di ceramiche della famiglia
Mastroianni sono del 1913 e dimostrano la presenza di
un laboratorio di ceramica sin dal 1807. Questa fabbrica,
era nota in passato soprattutto per la produzione di
statuette da presepe, eseguite esclusivamente con la
tecnica dello stampo, tuttavia considerata la tradizione
degli artigiani di tramandarsi il mestiere di padre
in figlio, possiamo desumere che la Famiglia dell’allora
titolare Felice Mastroianni, svolgeva questa attività
già da generazioni precedenti.
Ultimo
rappresentante di questa illustre famiglia è
il maestro Emilio Mastroianni, artigiano eclettico,
valente ceramista-figurinaio, conosciutissimo soprattutto
per la produzione di “Pasquarelle”, statuine
da presepe raffiguranti pastori con doni, uomini e donne
impegnati nei mestieri e negli atteggiamenti del vivere
quotidiano, animali domestici e case. Famose e particolari
nella forma sono inoltre le “Campanelle”,
piccole campane in ceramica, che la tradizione fa risalire
al 1712, anno in cui fu traslato in Arpino, un affresco
della Madonna di Loreto e le campane della città
suonarono da sole a festa, di qui l’istituzione
della festa delle Campanelle, con vendita appunto di
campanelle in ceramica.
Nel corso degli anni i Mastroianni sono riusciti a dare
vita ad una produzione vasta e ricercatissima i cui
pezzi più antichi sono custoditi nel Museo delle
Tradizioni Popolari di Roma, e questi, come altri più
recenti, testimoniano come le creazioni di questa illustre
famiglia, fossero ispirate alla grande scuola della
ceramica e del presepe napoletano.
Emilio
Mastroianni
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