Domenico ed Alberto Mastroianni
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| DOMENICO MASTROIANNI
Domenico Mastroianni nacque ad Arpino
il 1 gennaio 1876 da Pietro Mastroianni e da Angela Redivivo,
in via dell’Arco n°35. Nel 1903 sposa a Roma
Adele Durante e da lei ha due figli entrambi nati in Francia
ove si trasferisce in quello stesso anno: Alberto, nato
a Montrouge nel 1904 e Adriana nata a Parigi nel 1906.
Domenico ebbe un’istruzione sommaria e comunque
lontanissima da qualunque approccio con l’arte,
se non con la lavorazione del legno nella bottega del
padre. I primi contatti con la creta e, quindi, con il
modellato li ebbe lavorando da garzone nelle botteghe
dei ceramisti e nei laboratori delle terrecotte di Arpino,
attivi fin dall’inizio dell’800. Poi finalmente
l’incontro con una delle più illustri famiglie
dell’alta borghesia industriale della città:
i Quadrini, collezionisti ed estimatori dell’Arte.
Don Carlo Quadrini lo portò con sé a Roma
presso il suo palazzo in via del Babbuino dove, sempre
da autodidatta, Domenico iniziò a sbalordire gli
amanti della scultura con la sua incredibile capacità
di modellare qualunque tipo di materia: dal marmo al legno,
dalla creta alla plastilina, dalla cera al gesso. Giovanissimo,
poi, si lanciò all’avventura diventando un
vero e proprio bohèmien, pur rimanendo Parigi la
città della sua vera formazione (per sua dichiarazione
è vissuto a Parigi per ben dodici anni!). Sempre
in questa città egli venne a contatto con gli artisti
più rappresentativi della fin de siècle,
dagli impressionisti Degas, Renoir, Pissarro e Manet,
agli affascinanti ed incisivi incontri con i primi rappresentanti
dell’Art Nouveau. In Italia, invece, fu piuttosto
considerato al limite del Kitch e spesso snobbato per
le sue deboli scelte culturali. La sua versatilità
ed il suo genio istintivo, la sua maestria basata soltanto
sulla sua straordinaria vena artistica lo portarono a
dar vita ad una rara ed originalissima forma di produzione
scultorea: l’illustrazione delle vite dei personaggi
storici, letterari e religiosi più famosi. La particolarità
di questo suo lavoro consisteva, infatti, nel modellare
con rapidità e bravura stupefacenti su tavole formato
50 x 70 scene significative della vita del soggetto trattato
es: Il vecchio testamento o La vita di Napoleone, oppure
La vita di Gesù o La vita di San Giovanni Bosco;
La vita di Santa Caterina da Siena per giungere ai Promessi
Sposi etc. I bassorilievi così realizzati venivano
poi fotografati e distrutti per approntare le scene successive.
Questa sua attività lo fece definire da moltissimi
critici uno scultografo! Egli vendeva le immagini riprodotte
su cartoline in tirature numerose, raccolte in simpatici
cofanetti. In quell’epoca la fotografia aveva trovato
la strada giusta per affermarsi come nuovo e moderno linguaggio
grazie alle tante battaglie iniziate da Daguer-re e dal
popolarissimo Nadar.

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| Domenico Mastroianni dimostrò
di aver perfettamente compreso le potenzialità
incredibili di quel nuovo mezzo espressivo e ne fece uso
sapiente, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche
artistico, co-me dimostra lo stupefacente uso delle luci
che perfezionò mirabilmente onde esaltare le profondità
ed i personaggi dei suoi bassorilievi. Produsse pertanto
migliaia di Fotosculture o come venivano chiamate in Francia:
Sculptogravures, e proprio grazie ad esse possiamo oggi
ave-re una documentazione esauriente del la sua incredibile
fertilità produttiva e della sua meravigliosa arte
plastica. Tornò ad Arpino ed aprì uno studio
proprio nel Castello Ladislao nel 1913. Qui, per il nostro
artista, iniziò un periodo alquanto travagliato
e per la situazione economica italiana e per lo scoppio
della prima guerra mondiale. Bisognerà a-
spettare l’immediato dopoguerra per vedere realizzate
le opere che ancora oggi ammiriamo: il Monumento ai Caduti
di Arpino, di cui esiste anche un secondo bozzetto, la
stupenda Vittoria di Carnello ed il Monumento ai Caduti
di Casalvieri, opera che poi venne fusa per…dare
bronzo alla patria! Il trasferimento a Roma fu inevitabile
per un artista che, evidentemente, non trovava riscontro
in provincia. Egli vi si trasferì con tutta la
famiglia intorno agli anni venti ed aprì un frequentatissimo
studio in via Margutta al n. 51, la strada degli artisti.
Lo Studio divenne poi l’atelier del figlio Alberto
e ancora oggi, sulla porta d’ingresso, si conserva
l’insegna: Alberto Mastroianni. Lavorò anche
per il Palazzo del Quirinale, guadagnando la nomina a
Cavaliere della Corona da Re Vittorio Emanuele III. A
Roma continuò a lavorare alacremente con le sue
fotosculture e realizzò moltissime opere per chiese
e Palazzi nobiliari. In Italia la maggior parte delle
sue fotosculture furono pubblicate a Milano dall’Editore
A. Traldi. Queste cartoline ebbero un formato piccolo
fino al 1931, mentre dopo questa data si avvicinarono
al formato standard. Domenico tenne numerosissime mostre
in tutta Italia: a Genova presso la “Valetta Venchi”
nel 1950, alla “Marguttina” di Roma nello
stesso anno, a Palermo nel 1952 e a Viterbo, a Palazzo
Santoro, nel 1960. La sua ultima produzione fu rivolta
alla realizzazione di magnifici cavalli, ai personaggi
manzoniani dei Promessi Sposi e, inaspettatamente, alla
pittura. Domenico fu maestro di Umberto Mastroianni, suo
nipote, lo scultore di fama internazionale. Morì
a Roma nel 1962. Conservò sempre il suo carattere
bonario, lavorò fino all’ultimo giorno, e
fu legato alla sua terra ed alla sua gente, cui dedicò
opere e fatiche.
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| ALBERTO
MASTROIANNI Alberto
Mastroianni, figlio di Domenico e Adele Durante, è
nato l’11 novembre 1903 a Parigi (Montrouge) dove
visse per venticinque anni. Nel 1927 sposò Berta
De Gasperis. Ebbe come primo maestro il padre Domenico,
pittore e scultore, e frequentò l’Accademia
di Belle Arti. Trascorreva intere giornate fra il “Jardin
des Plantes” e il “Jardin d’Acclimatation”
a riempire album con schizzi di animali che poi rielaborava
nella quiete del suo studio in rue des Martyrs.
Alberto disegnava e dipingeva animali perché in
esse trovava con la proporzione delle forme e le solide
strutture il modello migliore di equilibrio e armonia
che sono di stimolo allo studio dei rapporti fra linea
e contenuto. Ma anche - come ha scritto Giorgio De Chirico
nella presentazione al catalogo della mostra I Quiproquo,
24 dipinti di Alberto Mastroianni, tenutasi alla Galleria
San Marco di Roma nel marzo del 1955 - “coltivando
e curando la forma, dà vita a quelle sue immagini
ove poesia, ironia, piacevole stranezza (poiché
esiste anche la stranezza spiacevole tipo Dalì)
si danno la mano e cantano insieme”.
Da questo assiduo e continuo studio dal vero, è
stato facile con il suo “humour” disegnare
e dipingere con vena satirica il vasto e vario mondo degli
animali, cogliendo in ognuno di essi i lati più
reconditi della loro natura.
Particolarmente affascinanti sono i fumetti Dinostory,
che raccontano satiricamente la storia dei dinosauri,
e Paolina Gallina Borghese, interpretazione umoristica
del diario di Paolina Borghese di Alatri, la trascrizione
del quale fu curata da Luciano Guidobaldi.
Il leone, il re degli animali, è un gattone stanco
e avvilito che non riesce a combinare il pranzo con la
cena; il cavallo da circo tirato a lucido con briglie,
finimenti di gala e impennacchiato, è scontentissimo
del mestiere che fa; il maialino rosa, sorridente, assumerebbe
un’altra espressione se sapesse cosa sono i fagioli
con le cotiche; la tigre, preoccupata dell’incerto
domani, sogna tranquillità e benessere dietro le
sbarre di una confortevole gabbia dello zoo; la vecchia
gallina, che snobba le pollastrelle indaffarate a deporre
uova, dichiara altezzosamente che lei per trentacinque
lire non si rovinava la salute; il rinoceronte, enorme
e sgangherato, che si guarda il colossale corno, ricorda
quando piccolino, chiese alla mamma cosa gli stava spuntando
sul naso e la mamma gli rispose che era un pedicello.
Alberto Mastroianni, che visse a Roma per molti anni e
aveva il suo studio in via Margutta, era anche giornalista.
Collaborò al Travaso diretto da Guglielmo Guasta,
dal 1945 al 1952 disegnando Queste Bestie. L’editrice
La Tribuna e l’editore Danesi hanno pubblicato due
volumi dei suoi animali. Ha illustrato libri di favole
per Mondadori e l’editore Capriotti ed ha tenuto
varie mostre personali. Dal 1950 al 1959 Alberto curò
due volumi annuali sulle attività della Azienda
Comunale Acqua di Roma (ACEA).

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Dal 1964 al 1966 ha disegnato le sue bestie
per la Settimana Incom e dal 1966 fu collaboratore de L’Europeo
con la rubrica Lo Zoo di Mastroianni nella quale ogni settimana
apparivano i suoi inconfondibili animali che parlano, ragionano
e ci guardano con occhi rassegnati come subissero l’ingiustizia
di portare tutti i guai e le amarezze, grandi e piccole,
degli esseri umani.
Ogni epoca ha il suo Esopo: Fedro, la Fontane, Andersen,
Trilussa. Il nostro tempo ha avuto il favoloso Alberto Mastroianni.
Intendiamoci bene: favoloso oggi significa meraviglioso,
trascendentale, eccezionale, ma con la “favola”
tali aggettivazioni non hanno niente in comune. Mastroianni
è favoloso in quanto è un narratore di stupende
favole che ricevono consensi e plausi pressoché totali.
E in questo senso Mastroianni diventa anche “favoloso”
nell’accezione corrente. Ma noi preferiamo dire che
nel suo genere, avendo ai versi sostituito il disegno, è
quanto mai attuale. Ed anche in questo campo è inarrivabile
per l’originalità e la semplicità di
valore universale dei suoi animali e di ciò che rappresentano.
Alberto Mastroianni è morto a Roma il 4 ottobre 1974. |
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