Le
origini di questa famiglia arpinate è remotissima, i
Mastro - Janni sono già presenti, infatti, negli unici
catasti onciari manoscritti della città rimasti intatti
e risalenti al 1400. Essa rappresenta un episodio straordinario
nella lunga lista dei personaggi celebri nati in Arpino, o che
comunque da essa hanno tratto origine per l’elevato numero
dei suoi membri che, nelle arti visive, hanno raggiunto straordinari
livelli di perizia riscuotendo notevolissimi successi. Primo
fra tutti l’architetto Germano (nato ad Arpino), allievo
del famoso Vanvitelli, che operò sostanzialmente a Napoli
verso la fine del 1700. Più di una volta, parlando con
Umberto Mastroianni (nato a Fontana Liri), nella sua casa -
studio di Marino, abbiamo convenuto che occorreva non soltanto
evidenziare questa “particolarità genetica”,
ma che sarebbe stato opportuno dar luogo a ricerche e studi
adeguati ad una più esatta ricostruzione delle vite e
delle opere di personalità artistiche interessantissime
quali quella dello “ zio “ Domenico (nato ad Arpino)
o quella del “cugino” Alberto (nato a Montrouge,
Parigi). Per i più noti “nipoti”: Marcello
(nato a Fontana Liri), Ruggero (nato a Torino), e le loro figlie
Barbara, Chiara e Federica, infatti, tutto sarebbe stato più
facile per la loro attualità e notorietà. Infine,
i Mastroianni ceramisti: Felice, Marco, Vincenzo ed Emilio (tutti
nati ad Arpino) rappresentano un altro ramo di questa famiglia
(i legami con gli altri Mastroianni non sono certi), ma sicuramente
costituiscono un tassello importante per la storia della città,
trattandosi di artigiani di grande talento capaci di realizzare
pezzi di rara bellezza, tra i quali primeggiano le figure del
presepe ciociaro. Abbiamo così avviato una ricostruzione
che dovrà portare alla realizzazione del Museo dei Mastroianni,
non appena sarà disponibile la prestigiosa sede del Castello
di Ladislao in Arpino e definitivamente ultimate le ricerche
storiche su tutti i membri della famiglia, ricerche non sempre
agevoli, in particolare per le attività di Germano e
per il decennio parigino di Domenico. Su questo progetto raccogliemmo
anche l’approvazione e l’adesione di Marcello Mastroianni
quando, girando in Arpino il film Splendor con Massimo Troisi
per la regia di Ettore Scola, ci recammo in visita in numerose
cittadine della Ciociaria. È una grande occasione non
soltanto per la città di Arpino, ma per l’intera
provincia. Si vuole, così, dar vita ad una struttura
multimediale internazionale attraverso la quale poter realizzare
attività culturali di grande qualità e spessore
nell’ambito di tutte le arti visive. Una struttura dotata
di mezzi e risorse capaci di incidere anche sulla realtà
sociale ed economica del nostro territorio. Un lavoro lungo
e non privo di difficoltà che, però, perseguiamo
ostinatamente, sostenuti dal grande incoraggiamento che uno
dei massimi artisti italiani del XX secolo seppe darci e dall’aiuto
dei familiari e degli amici dei Mastroianni, che ci consentono
il recupero e la catalogazione di opere e storie significative
per la ricostruzione di tante vite. Ricostruzione non priva
di sorprese fin dalle prime battute perché, scoprire
i lavori di Domenico ed i disegni fantastici di Alberto, non
è stato meno emozionante che incontrare gli occhi di
Barbara (nata a Roma) i lavori di Chiara (nata a Parigi) e conoscere
le attività di Federica (nata a Roma), che dei Mastroianni
rappresentano l’oggi ed..il domani.
Eredi di un’avventura che desideriamo ardentemente non
abbia mai fine.
Massimo Struffi
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GERMANO MASTROIANNI
Esistono pochissime notizie
riguardo a Germano Mastroianni. Nel Dizionario dei Cittadini
Notevoli di Terra di Lavoro…1915 (Scheda 160, pg.86,
Biblioteca Nazionale, Roma), Achille Lauri scrive che
“Mastroianni Germano di Arpino (1730 - ’80),
discepolo del Vanvitelli (1700 - 1773), fu valente architetto
e fece il disegno per il Palazzo dell’Angri e per
la Chiesa dell’Annunziata a Napoli.”
Il Palazzo Doria D’Angri, fu costruito nel 1755
per volere di Marcantonio Doria, principe d’Angri,
che ne affidò il progetto all’architetto
Luigi Vanvitelli, che non potè portarlo a termine.
Il lavoro, a quanto pare, venne realizzato da Carlo Vanvitelli
su disegno del padre.
La Chiesa dell’Annunziata o Ave Gratia Plena, eretta
nel XIV secolo in epoca angioina, fu semidistrutta da
un incendio nel 1757. Il complesso fu ricostruito successivamente
su progetto del Vanvitelli.
Probabilmente Germano lavorò con il Vanvitelli
come suo “discepolo” o assistente.
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| DOMENICO MASTROIANNI
Domenico Mastroianni nacque ad Arpino
il 1 gennaio 1876 da Pietro Mastroianni e da Angela Redivivo,
in via dell’Arco n°35. Nel 1903 sposa a Roma
Adele Durante e da lei ha due figli entrambi nati in Francia
ove si trasferisce in quello stesso anno: Alberto, nato
a Montrouge nel 1904 e Adriana nata a Parigi nel 1906.
Domenico ebbe un’istruzione sommaria e comunque
lontanissima da qualunque approccio con l’arte,
se non con la lavorazione del legno nella bottega del
padre. I primi contatti con la creta e, quindi, con il
modellato li ebbe lavorando da garzone nelle botteghe
dei ceramisti e nei laboratori delle terrecotte di Arpino,
attivi fin dall’inizio dell’800. Poi finalmente
l’incontro con una delle più illustri famiglie
dell’alta borghesia industriale della città:
i Quadrini, collezionisti ed estimatori dell’Arte.
Don Carlo Quadrini lo portò con sé a Roma
presso il suo palazzo in via del Babbuino dove, sempre
da autodidatta, Domenico iniziò a sbalordire gli
amanti della scultura con la sua incredibile capacità
di modellare qualunque tipo di materia: dal marmo al legno,
dalla creta alla plastilina, dalla cera al gesso. Giovanissimo,
poi, si lanciò all’avventura diventando un
vero e proprio bohèmien, pur rimanendo Parigi la
città della sua vera formazione (per sua dichiarazione
è vissuto a Parigi per ben dodici anni!). Sempre
in questa città egli venne a contatto con gli artisti
più rappresentativi della fin de siècle,
dagli impressionisti Degas, Renoir, Pissarro e Manet,
agli affascinanti ed incisivi incontri con i primi rappresentanti
dell’Art Nouveau. In Italia, invece, fu piuttosto
considerato al limite del Kitch e spesso snobbato per
le sue deboli scelte culturali. La sua versatilità
ed il suo genio istintivo, la sua maestria basata soltanto
sulla sua straordinaria vena artistica lo portarono a
dar vita ad una rara ed originalissima forma di produzione
scultorea: l’illustrazione delle vite dei personaggi
storici, letterari e religiosi più famosi. La particolarità
di questo suo lavoro consisteva, infatti, nel modellare
con rapidità e bravura stupefacenti su tavole formato
50 x 70 scene significative della vita del soggetto trattato
es: Il vecchio testamento o La vita di Napoleone, oppure
La vita di Gesù o La vita di San Giovanni Bosco;
La vita di Santa Caterina da Siena per giungere ai Promessi
Sposi etc. I bassorilievi così realizzati venivano
poi fotografati e distrutti per approntare le scene successive.
Questa sua attività lo fece definire da moltissimi
critici uno scultografo! Egli vendeva le immagini riprodotte
su cartoline in tirature numerose, raccolte in simpatici
cofanetti. In quell’epoca la fotografia aveva trovato
la strada giusta per affermarsi come nuovo e moderno linguaggio
grazie alle tante battaglie iniziate da Daguer-re e dal
popolarissimo Nadar.

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| Domenico Mastroianni dimostrò
di aver perfettamente compreso le potenzialità
incredibili di quel nuovo mezzo espressivo e ne fece uso
sapiente, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche
artistico, co-me dimostra lo stupefacente uso delle luci
che perfezionò mirabilmente onde esaltare le profondità
ed i personaggi dei suoi bassorilievi. Produsse pertanto
migliaia di Fotosculture o come venivano chiamate in Francia:
Sculptogravures, e proprio grazie ad esse possiamo oggi
ave-re una documentazione esauriente del la sua incredibile
fertilità produttiva e della sua meravigliosa arte
plastica. Tornò ad Arpino ed aprì uno studio
proprio nel Castello Ladislao nel 1913. Qui, per il nostro
artista, iniziò un periodo alquanto travagliato
e per la situazione economica italiana e per lo scoppio
della prima guerra mondiale. Bisognerà a-
spettare l’immediato dopoguerra per vedere realizzate
le opere che ancora oggi ammiriamo: il Monumento ai Caduti
di Arpino, di cui esiste anche un secondo bozzetto, la
stupenda Vittoria di Carnello ed il Monumento ai Caduti
di Casalvieri, opera che poi venne fusa per…dare
bronzo alla patria! Il trasferimento a Roma fu inevitabile
per un artista che, evidentemente, non trovava riscontro
in provincia. Egli vi si trasferì con tutta la
famiglia intorno agli anni venti ed aprì un frequentatissimo
studio in via Margutta al n. 51, la strada degli artisti.
Lo Studio divenne poi l’atelier del figlio Alberto
e ancora oggi, sulla porta d’ingresso, si conserva
l’insegna: Alberto Mastroianni. Lavorò anche
per il Palazzo del Quirinale, guadagnando la nomina a
Cavaliere della Corona da Re Vittorio Emanuele III. A
Roma continuò a lavorare alacremente con le sue
fotosculture e realizzò moltissime opere per chiese
e Palazzi nobiliari. In Italia la maggior parte delle
sue fotosculture furono pubblicate a Milano dall’Editore
A. Traldi. Queste cartoline ebbero un formato piccolo
fino al 1931, mentre dopo questa data si avvicinarono
al formato standard. Domenico tenne numerosissime mostre
in tutta Italia: a Genova presso la “Valetta Venchi”
nel 1950, alla “Marguttina” di Roma nello
stesso anno, a Palermo nel 1952 e a Viterbo, a Palazzo
Santoro, nel 1960. La sua ultima produzione fu rivolta
alla realizzazione di magnifici cavalli, ai personaggi
manzoniani dei Promessi Sposi e, inaspettatamente, alla
pittura. Domenico fu maestro di Umberto Mastroianni, suo
nipote, lo scultore di fama internazionale. Morì
a Roma nel 1962. Conservò sempre il suo carattere
bonario, lavorò fino all’ultimo giorno, e
fu legato alla sua terra ed alla sua gente, cui dedicò
opere e fatiche.
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| ALBERTO
MASTROIANNI Alberto
Mastroianni, figlio di Domenico e Adele Durante, è
nato l’11 novembre 1903 a Parigi (Montrouge) dove
visse per venticinque anni. Nel 1927 sposò Berta
De Gasperis. Ebbe come primo maestro il padre Domenico,
pittore e scultore, e frequentò l’Accademia
di Belle Arti. Trascorreva intere giornate fra il “Jardin
des Plantes” e il “Jardin d’Acclimatation”
a riempire album con schizzi di animali che poi rielaborava
nella quiete del suo studio in rue des Martyrs.
Alberto disegnava e dipingeva animali perché in
esse trovava con la proporzione delle forme e le solide
strutture il modello migliore di equilibrio e armonia
che sono di stimolo allo studio dei rapporti fra linea
e contenuto. Ma anche - come ha scritto Giorgio De Chirico
nella presentazione al catalogo della mostra I Quiproquo,
24 dipinti di Alberto Mastroianni, tenutasi alla Galleria
San Marco di Roma nel marzo del 1955 - “coltivando
e curando la forma, dà vita a quelle sue immagini
ove poesia, ironia, piacevole stranezza (poiché
esiste anche la stranezza spiacevole tipo Dalì)
si danno la mano e cantano insieme”.
Da questo assiduo e continuo studio dal vero, è
stato facile con il suo “humour” disegnare
e dipingere con vena satirica il vasto e vario mondo degli
animali, cogliendo in ognuno di essi i lati più
reconditi della loro natura.
Particolarmente affascinanti sono i fumetti Dinostory,
che raccontano satiricamente la storia dei dinosauri,
e Paolina Gallina Borghese, interpretazione umoristica
del diario di Paolina Borghese di Alatri, la trascrizione
del quale fu curata da Luciano Guidobaldi.
Il leone, il re degli animali, è un gattone stanco
e avvilito che non riesce a combinare il pranzo con la
cena; il cavallo da circo tirato a lucido con briglie,
finimenti di gala e impennacchiato, è scontentissimo
del mestiere che fa; il maialino rosa, sorridente, assumerebbe
un’altra espressione se sapesse cosa sono i fagioli
con le cotiche; la tigre, preoccupata dell’incerto
domani, sogna tranquillità e benessere dietro le
sbarre di una confortevole gabbia dello zoo; la vecchia
gallina, che snobba le pollastrelle indaffarate a deporre
uova, dichiara altezzosamente che lei per trentacinque
lire non si rovinava la salute; il rinoceronte, enorme
e sgangherato, che si guarda il colossale corno, ricorda
quando piccolino, chiese alla mamma cosa gli stava spuntando
sul naso e la mamma gli rispose che era un pedicello.
Alberto Mastroianni, che visse a Roma per molti anni e
aveva il suo studio in via Margutta, era anche giornalista.
Collaborò al Travaso diretto da Guglielmo Guasta,
dal 1945 al 1952 disegnando Queste Bestie. L’editrice
La Tribuna e l’editore Danesi hanno pubblicato due
volumi dei suoi animali. Ha illustrato libri di favole
per Mondadori e l’editore Capriotti ed ha tenuto
varie mostre personali. Dal 1950 al 1959 Alberto curò
due volumi annuali sulle attività della Azienda
Comunale Acqua di Roma (ACEA).

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Dal 1964 al 1966 ha disegnato le sue bestie
per la Settimana Incom e dal 1966 fu collaboratore de L’Europeo
con la rubrica Lo Zoo di Mastroianni nella quale ogni settimana
apparivano i suoi inconfondibili animali che parlano, ragionano
e ci guardano con occhi rassegnati come subissero l’ingiustizia
di portare tutti i guai e le amarezze, grandi e piccole,
degli esseri umani.
Ogni epoca ha il suo Esopo: Fedro, la Fontane, Andersen,
Trilussa. Il nostro tempo ha avuto il favoloso Alberto Mastroianni.
Intendiamoci bene: favoloso oggi significa meraviglioso,
trascendentale, eccezionale, ma con la “favola”
tali aggettivazioni non hanno niente in comune. Mastroianni
è favoloso in quanto è un narratore di stupende
favole che ricevono consensi e plausi pressoché totali.
E in questo senso Mastroianni diventa anche “favoloso”
nell’accezione corrente. Ma noi preferiamo dire che
nel suo genere, avendo ai versi sostituito il disegno, è
quanto mai attuale. Ed anche in questo campo è inarrivabile
per l’originalità e la semplicità di
valore universale dei suoi animali e di ciò che rappresentano.
Alberto Mastroianni è morto a Roma il 4 ottobre 1974. |
MARCELLO MASTROIANNI
Marcello
Vincenzo Domenico Mastroianni, figlio di Ottone e Ida
Irolle, è nato a Fontana Liri (FR) il 28 settembre
1924. Come Umberto, Ottone era figlio di Vincenzo Mastroianni,
ma nacque dal primo matrimonio del padre con Concetta
Conte. Umberto, invece, nacque dal secondo matrimonio
di Vincenzo con Luigia Maria Vincenza Conte, sorella di
Concetta, diventando con questo strano rapporto di parentela
più di un semplice zio per Marcello e suo fratello
Ruggero.
Sin da piccolo Marcello ebbe la possibilità di
fare comparse in film come La corona di ferro (1941) di
Blasetti, e I bambini ci guardano (1943), di De Sica.
Fino all’età di nove anni vive a Torino con
la famiglia per poi trasferirsi a Roma. Qui viene avviato
agli studi di perito edile e nel 1943 consegue il diploma.
Dopo un breve impiego nel comune di Roma viene inviato
dall’esercito, in pieno periodo bellico, all’Istituto
Geografico Militare di Firenze quale disegnatore. L’incalzare
degli alleati lungo la linea gotica determina il ritiro
delle truppe tedesche verso il nord e, conseguentemente,
il trasferimento dell’Istituto Geografico Militare
a Dobbiaco. Da lì sarebbe stato successivamente
internato in Germania e avrebbe messo in atto con il suo
amico, il pittore Remo Brindisi, la fuga verso Venezia,
dove rimase clandestino fino all’arrivo degli alleati.
Finalmente riesce a tornare a Roma, dove si fa sempre
più forte il desiderio di lavorare per il cinema.
Conosciuta Giulietta Masina al Centro Universitario Teatrale,
recita con lei in Angelica e nel contempo ottiene un impiego
come contabile presso la casa di produzione cinematografica
Eagle e Lion Films. Introdotto ormai nell’ambiente
non tarda ad essere notato per il suo talento e finalmente
Emilio Amendola, amministratore della compagnia di Luchino
Visconti, lo ingaggia per la sua riuscitissima serie di
spettacoli andati in scena tra il 1948 ed il 1956: Oreste,
Troilo e Cressida, Morte di un commesso viaggiatore, Un
tram che si chiama desiderio, La Locandiera, Le tre sorelle
e Zio Vania. Nel frattempo collezionò una serie
di apparizioni sullo schermo. Il film che rivelò
alla critica e al pubblico il suo talento fu Le ragazze
di Piazza di Spagna (1952), di Luciano Emmer, che lo aveva
già diretto in Domenica d’agosto (1950).
Mastroianni si rivelò particolarmente adatto alla
delicata introspezione di un cinema che stava a metà
strada tra il neorealismo e la commedia all’italiana.
Questa sua predisposizione venne confermata in Giorni
d’amore di De Dantis, dove egli potè rivivere
le sue origini ciociare in una chiave di lieve comicità.
Blasetti e Lizzani gli affidarono anche ruoli drammatici,
ma egli sembrava più incline alla commedia. La
sua immagine di ingenua onestà si legava bene,
infatti, alla malizia femminile della giovane Sophia Loren.
I due fecero coppia in diversi film, ma i risultati migliori
li ottennero in Peccato che sia una canaglia (1954), e
La fortuna di essere donna (1955), entrambi diretti da
Blasetti. Parallelamente, Mastroianni proseguì
in teatro la collaborazione con Visconti, che nel 1957
gli offrì anche il ruolo principale in uno dei
suoi migliori film, Le notti bianche, tratto da Dostoevskij.
Subito dopo tornò alla commedia all’italiana
con I soliti ignoti, uno dei capolavori del genere. Fotogenico
come pochi, Mastroianni è attore dal talento non
comune. Oltre a possedere innegabili doti interpretative,
ha il merito di non legarsi ad alcun stereotipo ( a differenza
di tanti altri attori della sua generazione). I primi
segni della maturità rinvigorirono il fascino
della sua immagine e La dolce vita (1960) lo consacrò
come l’antieroe del nuovo decennio poichè
il suo sguardo di sfinge incarnava il turbamento intellettuale
di un’epoca di crisi. In Otto e mezzo, Federico
Fellini se ne servì per un celeberrimo autoritratto.
Ma anche Bolognini (Il bell’Antonio, 1960), Antonioni
(La notte, 1961) e Zurlini (Cronaca familiare, 1962),
gli affidarono ruoli difficili e complessi. Mastroianni
non rinnegava però la sua vis comica e toccava
tutte le corde dell’umorismo, da quello più
gentile e garbato (Fantasmi a Roma, 1961), a quello più
corposo (Divorzio all’italiana, 1962). Il suo sodalizio
con la Loren, ormai star consacrata dall’Oscar,
si rinnovava più volte e con ottimi risultati,
soprattutto in Ieri, oggi e domani (1963), I girasoli
(1960) e Una giornata particolare (1977). Anche negli
anni ’70, egli fu l’interprete più
amato dagli autori del cinema italiano. Marco Ferreri
ed Ettore Scola lo vollero protagonista in molti dei loro
film: da Permette? Rocco Papaleo (1971), a La grande abbuffata
(La grande buffe, 1973), da Ciao maschio (1978), a La
terrazza (1980). Le caratterizzazioni di Mastroianni erano
sempre sapide e rispettose delle indicazioni degli autori.
Pur senza mai prevaricare i suoi ruoli, Mastroianni si
affermò come una delle maggiori personalità
che il cinema italiano abbia prodotto nel dopoguerra.
Anche quando è maschera di se stesso, come nella
nostalgia felliniana di La città delle donne (1980)
e di Ginger e Fred (1985), egli sa costruire con pazienza
e modestia il suo personaggio, cominciando ogni volta
da zero. Forse è per questo che anche i registi
delle nuove generazioni continuano a servirsi di lui:
Marco Bellocchio, ad esempio, gli ha affidato un difficile
ruolo pirandelliano nell’Enrico IV (1984). Naturalezza,
ironia e senso della misura sono le inossidabili armi
di Marcello Mastroianni.
Nel 1988 Arpino viene scelta per girare il film Splendor
di Ettore Scola ove, affianco a Marcello Mastroianni (proprio
a lui si deve la scelta di Arpino, che amava perchè
città natale della sua famiglia), figurano artisti
di fama internazionale e di indiscutibile bravura come
Massimo Troisi, Marina Vlady, Paolo Panelli, Pamela Villoresi
e Giacomo Piperno. Attraverso questo film, che rimane
un momento di sincera ispirazione nel cinema di Ettore
Scola, il regista racconta la passione cinefila di una
generazione vissuta in attesa che il buio in sala regalasse
le immagini di tanti indimenticabili capolavori.
Già conscio del destino cui il terribile male lentamente
lo stava condannando, ha voluto chiudere la sua lunga
e meritoria carriera a contatto diretto con il suo pubblico
recitando in teatro, dove aveva raccolto i suoi primi
successi. Sul set del suo ultimo spettacolo teatrale,
Le Ultime Lune, scritto da Furio Bordon con la regia di
Giulio Bosetti, Mastroianni recita una battuta profetica:
“…I miei compagni dicono che preferirebbero
morire in estate, con il sole che entra dalla finestra
spalancata e li scalda per l’ultima volta. Io no…Io
vorrei morire a Natale…con il grande albero illuminato
in mezzo alla piazza…mentre la neve cade lenta su
tutta Paperopoli…e io guardo volteggiare nell’aria
in compagnia di Qui e Quo, i miei due fratellini…e
mi sento a casa, al caldo e al sicuro…con le zampe
infilate nei miei scarponcini gialli e il copriorecchie
a batuffolo che mi stringe delicatamente le tempie come
la carezza di un figlio bambino…”
Marcello Mastroianni è morto all’alba del
19 dicembre 1996, a Parigi.
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RUGGERO MASTROIANNI
Ruggero
Mastroianni, figlio di Ottone e Ida Irolle, fratello di
Marcello, è nato il 7 novembre 1929 a Torino, dove
la sua famiglia si era trasferita da Fontana Liri. Il
padre, infatti, lavorava come chimico nella polveriera
di questa città ma fu licenziato perché
non era iscritto al Partito Fascista; a Torino intraprende
il mestiere di falegname, unendosi agli altri membri della
famiglia già qui.
Tornato a Roma all’età di due anni, Ruggero
segue le scuole tecniche come il fratello Marcello e in
seguito inizia a lavorare al Poligrafico. Dopo esser stato
di nuovo a Torino per prestare servizio militare, ritorna
a Roma per trovare il fratello già avviato nel
campo del cinema. Marcello lo introduce in questo ambiente
e per un breve periodo Ruggero lavora come Segretario
di Produzione, ma poco dopo comincia a fare l’Assistente
di Montaggio, impegno che porterà avanti per lunghi
anni anche se mal pagato. I suoi maestri però furono
eccellenti: Mario Serandrei e Roberto Cinquini, due fra
i più noti nomi del montaggio in Italia per film
diretti tra gli altri da Luchino Visconti, Mario Monicelli
e Pietro Germi.
Il suo primo film del 1959 fu Vento del Sud di Provenzale,
prodotto da Cristaldi. Comincia poi la sua determinante
collaborazione con Elio Petri, di cui ha montato in seguito
tutti i film.
Da questo momento in poi tutti i più grandi registi
del nuovo cinema italiano cercano il suo nome, da Wertmuller
a Loy, da Visconti a Rosi. Nel 1965 inizia la sua collaborazione
con Federico Fellini, per il quale lavora al montaggio
di Giulietta degli Spiriti, una collaborazione che durerà
a lungo e proseguirà con Roma, Amarcord, Satyricon,
Il Casanova, Prova d’orchestra, La città
delle donne fino ai più recenti E la nave va e
Ginger e Fred. Fellini amava la sua capacità di
alleggerire la pellicola, riuscendo a selezionare le scene
essenziali, capaci di impressionare la memoria, anche
a costo di tagliare pezzi di filmato cari ai registi.
Per Luchino Visconti, a partire dal 1967, monta Lo Straniero,
La caduta degli dei, Morte a Venezia, Ludwig, Gruppo di
famiglia in un interno, L’innocente. I registi che
gli diventano più affezionati, oltre a Visconti
e Fellini, sono Mario Monicelli (i film del quale Ruggero
monterà praticamente tutti, dalla metà degli
anni sessanta fino ad oggi), Luigi Magni, Marco Ferreri,
Liliana Cavani, Nanni Loy, Sergio Corbucci, Roberto Faenza
e molti altri ancora.
Ruggero ha dato anche un’eccellente prova di sé
come attore nel film Scipione l’Africano, dove insieme
al fratello Marcello interpreta la parte di uno dei due
fratelli. La sua bravura però, nel campo del montaggio
cinematografico, ha fatto sì che si dedicasse poi
esclusivamente a questa attività.
Durante la sua carriera Ruggero Mastroianni ha vinto numerosi
premi tra cui il Premio Vittorio De Sica in occasione
degli Incontri del cinema italiano a Sorrento nel 1979,
un Nastro d’Argento dal Sindacato Nazionale Critici
Cinematografici Italiani nel 1983, un Ciak d’oro
nel 1985 e cinque David di Donatello. L’ultimo di
questi gli è stato assegnato con il film La Tregua
di Rosi per il miglior montaggio.
Ruggero Mastroianni è morto nel sonno a Torvajanica,
il 9 settembre 1996.
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BARBARA MASTROIANNI
Figlia di Marcello Mastroianni e
Flora Carabella, Barbara Mastroianni è nata a Roma
il 2 dicembre 1951.
Si è diplomata al Liceo Classico e dagli anni Settanta
ha cominciato ad interessarsi al design e alla realizzazione
di costumi teatrali e cinematografici, entrando nell’ambiente
dello spettacolo.
Le
prime esperienze le ha fatte con Mauro Bolognini, collaborando
con Gabriella Pescucci nei film Per le antiche scale e
L’eredità Ferramonti; poi con Giuseppe Patroni
Griffi in una commedia di Viviani - realizzata per il
Festival di Spoleto; come aiuto-costumista ha collaborato
con la RAI per le Mani Sporche di Sartre e con lo Stabile
di Genova per The American clock di Arthur Miller.
Conosce la costumista Vera Marzot, che la chiama a collaborare
in dua spettacoli di Luca Ronconi: un’opera di Ibsen
per la RAI di Torino e L’uccellino azzurro per il
teatro Romolo Valli di Reggio Emilia.
Attraverso lei ha modo di conoscere e in seguito di iniziare
a collaborare con la sartoria di Umberto Tirelli - la
più famosa sartoria teatrale italiana - con la
quale lavorerà alternativamente ad altri impegni.
La Marzot segue, per Tirelli, un laboratorio di giovani
- fra i quali c’è anche Barbara - che cura
i lavori sui costumi (decorazione degli abiti: pittura,
spruzzo, tintura etc.) che la sartoria esegue a mano per
le opere teatrali e liriche.
Successivamente collabora, come assistente - costumista,
in alcuni film e opere televisive del regista Elio Petri:
è un’esperienza molto importante per la sua
maturazione e il legame di amicizia e di stima che li
lega le dà la forza di creare e continuare il suo
lavoro.
Nel 1983 Maurizio Millenotti la chiama, come aiuto-costumista,
nel film di Federico Fellini E la nave va; con Gabriella
Pescucci collabora nuovamente ne Il mondo nuovo di Ettore
Scola. Contemporaneamente continua il lavoro con la Sartoria
Tirelli: è la possibilità per Barbara di
vivere un’esperienza di grande interesse per lo
sviluppo del suo lavoro artigianale e artistico.
Intanto matura in lei l’interesse e la curiosità
di scoprire nuove tecniche e nuovi motivi.
Dopo un periodo di riflessione scopre il legno e il valore
intrinseco e storico che questo materiale e gli oggetti
che se ne possono ricavare hanno avuto nella vita dell’uomo.
Oggi - attraverso la tradizione di famiglia e la sua bravura
tecnica - realizza dei mobili che, oltre ad essere oggetti
funzionali, sono anche opere d’arte.
Le ultime mostre personali sono state alla Galleria dei
Greci a Roma nel 1990, ed a Parigi nel 1995.
CHIARA MASTROIANNI
Attualmente
Chiara Mastroianni, figlia di Marcello Mastroianni e Catherine
Deneuve, nata a Parigi il 28 maggio 1972, vive a Parigi
con suo figlio Milo.
Anche la sua vita, come quelle dei genitori, è
dedicata al cinema. Seguendo gl’insegnamenti del
padre, Chiara s’è occupata fin ora di un
cinema impegnato ed ha dato prova di un grande talento.
La sua carriera inizia da giovanissima con il film A noi
due di Claude Lelouch.
L’anno dopo è in La città delle donne
di Federico Fellini insieme al padre e Marisa Berenson.
Ancora nel 1986 compare con il padre nel film Oci ciornie
di Nikita Mikhalkov.
Negli anni novanta la sua carriera prosegue brillantemente
con numerosi film tra i quali nel 1994 Prêt-à-porter
di Robert Altman con Marcello Mastroianni, Kim Basinger,
Sophia Loren, Rupert Everett, Anouk Aimée, Julia
Roberts, Lauren Bacall, Michel Blanc e Jean Rochefort;
nel 1995 Tre vite e una sola morte di Raul Ruiz; nel 1998,
sempre per la regia di Raul Ruiz, Il tempo ritrovato con
Catherine Deneuve, Marcello Mazzarella, Vincent Perez,
Mathilde Seigner, Marie-France Pisier, John Malkovich,
Pascal Greggory, Christian Vadim ed Emmanuelle Béart;
fino a Le parole di mio padre di Francesca Comencini nel
2001.
FEDERICA MASTROIANNI
Federica
Mastroianni, figlia di Ruggero e Iride (Lola) Marzi, nata
a Roma il 14 aprile 1969, seguendo la tradizione di famiglia,
ha iniziato giovanissima a lavorare nel campo cinematografico,
introdotta dal padre e dallo zio Marcello.
Il suo debutto nel 1983 con State buoni se potete di Luigi
Magni, con Johnny Dorelli, Philippe Leroy ed Angelo Branduardi
fu un grande successo, e Federica vinse il premio David
di Donatello come Migliore Attrice Esordiente.
Nel 1985 lavora con Dario Argento in Phenomena, con Jennifer
Connely, Daria Nicolodi, Dalila Di Lazzaro e Donald Pleasence.
Nel 1987 è in Il grande blek di Giuseppe Piccioni,
con Roberto di Francesco, Sergio Rubini e Francesca Neri.
Tre anni dopo lavora con Alessandro Ninchi in Ombre d’amore
con Gerardo Amato e Claudio Gora.
Nel 1993 è in Stelle di Cartone di Francesco Anzalone
con Massimiliano Franciosa, Angelo Sorino e Daniele Formica.
Numerose sono state anche le piccole partecipazioni in
altri film (Il cielo è sempre più blu) e
in sceneggiati televisivi.
La sua passione per l’architettura però,
forse ereditata dallo zio Marcello o da Germano Mastroianni,
suo lontano antenato “discepolo” del Vanvitelli,
ha spinto Federica a proseguire gli studi in questa direzione,
con una particolare attenzione all’arredamento d’interni.
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