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Umberto Mastroianni, figlio di Vincenzo e della sua seconda moglie Luigia Maria Vincenza Conte, nasce il 21 settembre 1910 a Fontana Liri, un grazioso e antico paesino in provincia di Frosinone. Nel 1924 si trasferisce a Roma dove frequenta lo studio dello zio Domenico sito nella centralissima via Margutta, e i corsi serali di disegno dell’Accademia di San Marcello al Corso. Nel 1926 emigra con la famiglia a Torino, città nella quale risiederà per oltre quattro decenni contribuendo con passione ed energia al suo rinnovamento culturale, lasciandovi un segno il cui valore va al di là del mero aspetto artistico. Dopo avere lavorato per un breve periodo nel laboratorio di Francesco Sassi, autore di apprezzate statue funerarie in stile art nouveau, si trasferisce nell’atelier di Michele Guerrisi, scultore accademico di notevole cultura e solida preparazione tecnica, dove affina il “mestiere”. Prepotenti esigenze espressive e un forte desiderio di affermazione sociale lo spingono a lavorare con grande determinazione e impegno alla realizzazione di belle statue e di raffinati bassorilievi, stilisticamente ispirati agli stilemi della scultura antica e, tuttavia, in linea con la più evoluta scuola figurativa italiana del tempo, ricercando personalmente critici e collezionisti (a cominciare dall’influente finanziere Riccardo Gualino) capaci di apprezzarne la qualità e il valore. Nella capitale sabauda conosce il pittore Luigi Spazzapan col quale stabilisce duraturi rapporti di amicizia, condividendo la sua visione artistica “aperta” e l’insofferenza nei confronti del “classicismo” di Casorati e del post-impressionismo del “Gruppo dei Sei di Torino”, all’epoca dominatori della scena pittorica cittadina. Negli anni a venire, la frequentazione dell’ambiente artistico torinese gli varrà l’amicizia con alcune fra le più importanti figure della vita culturale locale quali Guido Seborga, Maria Luisa Spaziani, Mattia Moreni, Ettore Sottsass junior, Martina Terzolo, Carlo Mollino, Lucia Sollazzo, Pietro Bargis. Nel 1930 vince il “Premio del Turismo” indetto dal Ministero della Pubblica Istruzione, riconoscimento che gli apre le porte a mostre di livello nazionale ed europeo. Nel ‘31 inaugura la sua prima personale alla Galleria Genova di Genova. Dal 1933 espone regolarmente alle Sindacali nazionali e alle mostre organizzate dalla Promotrice di Belle Arti di Torino; una sua “figura di atleta” induce Filippo De Pisis a scrivere: «Umberto Mastroianni è artista di grande talento, certo tra i migliori giovani d’Italia». Nel 1935 è invitato alla Quadriennale di Roma e l’anno successivo partecipa alla Biennale di Venezia, dove tornerà nel 1938 con la soddisfazione di vedersi riservata un’intera sala. Ai primi anni ‘40 risalgono alcuni lavori pittorici che segnano un’importante evoluzione del suo modo di fare arte: si tratta di gessi, cartoni, sacchi colorati e raschiati in cui prendono forma figure geometriche, cromaticamente dense, “materiche”, cariche di espressività e tensione, dove la rappresentazione decanta in una sorta di antropomorfismo astratto. Chiamato alle armi durante la guerra nel reggimento di Rivoli, dopo l’8 settembre del ‘43 si unisce ai partigiani che operano nell’Alto Canavese e partecipa attivamente alla Resistenza. L’esperienza di partigiano segna indelebilmente la sua vita di uomo e d’artista. Dalla militanza nelle file dei combattenti per la libertà trae infatti l’ispirazione per molta parte delle opere che realizzerà negli anni successivi, opere che meriteranno la formulazione di “poetica della Resistenza” riconosciutagli da Giulio Carlo Argan nonché l’attenzione e l’apprezzamento della critica internazionale più attenta e qualificata. Gli anni del conflitto bellico, sono gli anni in cui ha modo di conoscere e frequentare alcune straordinarie personalità della cultura italiana, sulla cui amicizia e sostegno potrà contare nel tempo a venire: sono i poeti De Libero e Gatto, il musicologo Mila, gli storici dell’arte Ponente, Valsecchi, Argan, Venturi, il filosofo Abbagnano. Dopo la Liberazione partecipa con accentuato interesse alle rassegne promosse dall’Art Club e si fa interprete di una corrente di pensiero che propugna il superamento sovranazionale della cultura italiana secondo le indicazioni delle “avanguardie storiche”. Conseguentemente e coerentemente all’evolversi della sua visione artistica, rinnova completamente il repertorio stilistico, allontanandosi definitivamente dalle esperienze figurative che nell’anteguerra gli avevano garantito consensi critici e successo. Prende quindi a lavorare a sculture segnate da un dinamismo di evidente ispirazione boccioniana. La sua ricerca, in linea con la lezione futurista, si sviluppa sui temi relativi alla rappresentazione e alla resa di elementi scultorei dinamici, focalizzando l’attenzione, soprattutto, sui fattori plastici e strutturali in cui le tensioni delle linee di forza e il movimento delle masse, compresse e bloccate dal peso della materia, mantengono l’evidenza della carica energetica ed esplosiva ad esse connaturata. In collaborazione con l’architetto Carlo Mollino, nel 1945 vince il concorso per il Monumento al Partigiano: l’opera, di considerevole dimensione, verrà collocata 1947 nel Campo della Gloria del Cimitero Generale di Torino. Il 1947 è anche l’hanno in cui con Luigi Spazzapan, Ettore Sottsass jr. e Mattia Moreni, dà vita al Premio Torino (che purtroppo non va oltre alla prima edizione) «organizzato allo scopo preciso - secondo quanto scrive Marziano Bernardi in un articolo apparso sul quotidiano “La Stampa” - di raccogliere e fare conoscere le nuove correnti della pittura e della scultura, che vanno prendendo forma in Italia dalla fine della guerra». Una mostra curata da Dino Formaggio e organizzata dalla Galleria “La Bussola” di Torino nel 1948, fornisce al “pirata” Mastroianni e al “bucaniere” Spazzapan l’occasione per rinfocolare la polemica che li oppone all’establishment culturale cittadino, colpevole, ai loro occhi, di avversare la “rivoluzionaria” visione dell’arte di cui si sentono portatori, e ciò nonostante i riconoscimenti internazionali che essa va riscuotendo. Nel 1951 tiene la sua prima mostra personale alla Galérie de France di Parigi di Gildo Caputo, unanimemente considerata la più importante in Europa. Jean Cassou, Leon Degand, Pierre Descargues, Frank Elgar prendono ad esaltare la qualità, la novità e il senso delle opere realizzate dal maestro di Fontana Liri. Scrive Degand nella presentazione contenuta nel Catalogo della mostra: «Ciò che colpisce nell’arte di Mastroianni è un perfetto accordo, vissuto, organico, indissolubile tra proporzioni ed espressione, tra disciplina e urgenza creativa. Questa unità è talmente sentita dall’artista da arrivare a manifestarsi con la più rara chiarezza. Nulla di confuso nelle sue sculture. Le masse offrono senza incertezza le loro superfici all’ombra o alla luce e si legano tra loro con non minore precisione». E Frank Elgar, nel 1953, nella presentazione scritta per il “Catalogo della Galleria d’Arte e Lettere”, afferma: «Mastroianni è uno scultore di quelli che nel mondo attuale indirizzano i loro sforzi nella stessa direzione, tendono a un ideale comune, pronunciano gli stessi rifiuti e le stesse adesioni. In Italia è il più valente e il più autentico rappresentante di quella statuaria moderna che ha ritrovato il significato di peso, di massa, di volume, che ha riacquistato il gusto della semplicità, del monumentale e dell’universale, che ha l’ambizione di creare forme nuove piuttosto che di conservare le antiche. Una scultura che vuole liberare dalla materia l’architettura interna, lo slancio vincolato d’una figura di pietra o di metallo, l’essenza stessa dell’oggetto dell’essere». Dopo avere esposto ancora una volta nel ‘56 alla Galerie de France di Parigi, nel ‘57 accoglie l’invito di esporre al Palais des Beaux Arts di Bruxelles in una mostra presentata da A.M. Hammacher cui fa seguito la partecipazione ad una mostra organizzata al Rotterdasche Kunskring di Rotterdam. Ma è in Italia che Mastroianni ottiene uno dei riconoscimenti più significativi della sua straordinaria carriera artistica: viene insignito del Gran Premio Internazionale per la scultura alla XXIX Biennale di Venezia del ‘58. La sua fama di artista impegnato e innovatore scavalca l’oceano. La Kleeman Gallery di New York, nel 1960, ospita una sua grande personale. Così lo presenta Lionello Venturi al pubblico americano: «Ancor giovane, Umberto Mastroianni è uno scultore celebrato in Italia, in Francia, in Belgio, in Olanda. Soprattutto la Francia, che è sempre controllata nell’apprezzamento di artisti stranieri, ha mostrato a Mastroianni una particolare simpatia e gli ha fatto una cordiale accoglienza […] Una ragione del successo di Mastroianni consiste nel fatto che la sua forma, pur essendo essenzialmente astratta, ha una tale carica di umanità da dare spesso il senso del figurativo […] Ma un’opera recente di Mastroianni è talvolta non una scultura pittorica, è un soggetto nuovo che non si sa se sia scultura o pittura. Ed ha della pittura tutto lo splendore, la vibrazione; la diretta espressione spirituale; mentre ha della scultura la certezza, la forza; la profondità che le deriva dalla solidità della materia. L’originalità, la novità, il carattere sofferto di queste ultime creazioni di Mastroianni sono troppo evidenti, perché si debbano aggiungere parole». Nello stesso anno l’artista espone al Dallas Museum of Fine Arts. L’arte di Mastroianni in questo periodo presenta lacerazioni, sfregi e corrosioni a testimonianza di un animo partecipe delle inquietudini dell’uomo contemporaneo di fronte alle tensioni epocali, ovvero, la sua volontà di urlare quanto nel profondo avvertito come imperativo morale:«che, non già “l’artificiale” (deve) trionfa(re) sul “naturale”, ma le forze autentiche dell’animo umano sulle forze della natura» (Argan). Nel ’61, oltre alla titolarità della cattedra di scultura, assume la direzione dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, responsabilità che conserverà fino al 1969. In quegli anni inizia a dedicarsi all’incisione: presso la Litografica Renzo Romero realizza le lastre con cui illustrerà il libro “Poeti Sovietici” (1964); a questa opera seguiranno, negli anni a venire, numerosi altri volumi illustrati e la produzione di importanti cartelle litografiche. In una mostra allestita alla galleria Cavourrina di Torino inaugurata il 17 gennaio 1963, unitamente a incisioni e bronzetti, espone lavori di oreficeria rivelando una versatilità artistica straordinaria. Alcuni lavori esposti in quella mostra (cartoni colorati, arazzi e sculture) verranno esposti l’anno successivo nellapersonale allestita alla Galleria Bonino di New York presentata da Nello Ponente. Nel ‘64, a conclusione di una travagliata vicenda concorsuale, il Comune di Cuneo gli commissiona l’esecuzione del Monumento alla Resistenza italiana, opera “immensa” cui lavora per cinque anni. Il monumento viene inaugurato da Sandro Pertini il 7 settembre del 1969 alla presenza di una folta rappresentanza di assocazioni partigiane provenienti da tutta Italia. Scrive Mastroianni di quella che è unanimemente considerata la sua opera più rappresentativa non solo per la sua imponenza strutturale e la sua qualità artistica, ma, soprattutto, per gli alti valori morali e civili che richiama: «Il monumento di Cuneo, forse il più significativo della mia vita, mi costa cinque anni di lavoro, cinque anni esaltanti, faticosi, durissimi insieme all’architetto Enzo Venturelli. Di lotta con la materia e con l’opinione pubblica. Oggi il monumento, 350 mc di acciaio e bronzo, svetta sulla pianura tra pioppi ed erba. Sospeso tra cielo e terra, alto sopra un graticolato di ferro, è il primo grande monumento di questo secolo. È il simbolo del martirio e del trionfo dell’uomo. Ha, con le sue croci intrecciate, un significato aperto, umano, comprensibile. Oggi si è inserito nel paesaggio, fa parte dell’ambiente, del contesto urbano. Si placano nelle sue linee diritte, essenziali, nei vuoti e nei pieni, nel dramma della crocefissione, la inquietudine, la mia fatica, il tormento di dare a tutti il significato del valore dell’arte, e del sentimento di storia e di umanità che quest’arte esprime». Nel 1970 lascia Torino per trasferirsi nella sua splendida casa-museo di Marino Laziale. Lasciati gli incarichi bolognesi, prende a insegnare dapprima all’Accademia di Belle Arti di Napoli e successivamente in quella di Roma. Nel 1971 la Città di Frosinone gli affida l’esecuzione del Monumento ai Caduti di tutte le guerre, portentosa opera in acciaio che sarà collocata nel 1977. Dopo qualche tempo la Città di Cassino gli conferisce l’incarico di progettare un Mausoleo della pace, che sarà inaugurato nel 1987. Realizza quindi il Monumento alla Resistenza della Città di Urbino, collocato nel 1980, scultura imponente che, dall’alto del Parco della Resistenza, si relaziona con lo straordinario tessuto urbanistico del “borgo” che fu di Federico da Montefeltro. La sua arte intanto, inarrestabilmente, si evolve. Un accentuato interesse per gli esiti cui è approdata la ricerca scientifica e tecnologica, lo induce a esplorare nuovi temi, a sperimentare materiali inusuali e a elaborare figure e plastiche inedite, capaci di rendere il tormento, le spigolosità e le complessità che costituiscono il portato della rivoluzione dei “saperi esatti” in atto. Nel 1973 l’Accademia dei Lincei rende omaggio al suo magistero conferendogli il Premio Antonio Feltrinelli con la seguente motivazione: «Per l’elevata qualità inventiva e plastica della sua opera e per la rilevante incidenza che ha avuto nella storia della cultura italiana moderna e, in particolare per quello che può considerarsi il suo capolavoro, il Monumento alla Resistenza di Cuneo, sintesi di un potente impegno plastico e di alto significato civile». Due importanti rassegne antologiche vengono dedicate allo scultore rispettivamente dalla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino e dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1974. Nel 1976 il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris allestisce una personale che propone una panoramica su tutta l’attività scultorea svolta da Mastroianni. Nella presentazione alla mostra Jacques Lassaigne affronta le problematiche, non sempre di facile soluzione, che i curatori delle esposizioni dedicate all’Artista si ritrovano ad affrontare quando sono chiamati a insediare, in ambienti chiusi, sculture monumentali progettate per essere collocate in grandi spazi urbani. L’anno successivo, le sale del Palazzo Ducale di Urbino, ospitano un’importante antologica incentrata sul tema di “progetto e creatività”, in cui è presentata, per la prima volta organicamente, la produzione mastroiannea di rilievi cromatici, disegni, bozzetti in legno e incisioni. Nella tarda primavera dello stesso anno Mastroianni viene invitato ad esporre alcune sue opere monumentali a Charleston, nell’ambito dell’edizione statunitense del “Festival dei due mondi”. Nel ‘79 è chiamato dal Teatro dell’Opera di Roma a realizzare la scenografia del “Coro dei Morti” su testo di Giacomo Leopardi e musica di Goffredo Petrassi, cui seguirà l’allestimento, in collaborazione con il coreografo Aurelio Millos, della scenografia e dei costumi per “L’Uccello di fuoco” di Igor Stravinskij. Sul finire del ‘79 e inizi ‘80 si realizza a Palazzo dei Diamanti di Ferrara una rassegna incentrata su un aspetto molto significativo della sua produzione, i “rilievi cromatici”. Nel 1980, a cura dell’architetto Francesco Moschini, viene allestita al Forte del Belvedere di Firenze una grandiosa antologica cui seguirà una mostra itinerante, che a partire dal 1983, toccherà varie città degli Stati Uniti. Nel 1984, in occasione del decimo anniversario della strage di Piazza della Loggia, a ricordo delle vittime e a testimonianza della ferma condanna della Città per un’azione delittuosa quanto vile e insensata, si inaugura a Brescia una significativa esposizione intitolata “la memoria storica dell’arte” che raccoglie alcuni bozzetti in legno utilizzati dal Maestro per la realizzazione dei monumenti alla Resistenza, unitamente a disegni e rilievi policromi. Nello stesso anno è esposta al Teatro Sociale di Bergamo la serie completa dei “Bassorilievi” prodotti da Mastroianni nel periodo che va dal 1975 al 1983; la mostra sarà riproposta nel 1985 alla Galleria Editalia di Roma. Sempre nel 1984 la galleria Art Curial di Parigi espone numerose sculture che esemplificano l’itinerario artistico del Maestro dal ‘42 all’anno corrente. Un altro importante riconoscimento al suo talento e al suo impegno civile gli viene conferito nel 1985 a Tokyo dove è insignito del “The 4th Henry Moore Grand Prize Exhibition the Utsukushigahara Open Air-Museum”; alla cerimonia di premiazione fa seguito l’apertura nel Museo d’Arte Moderna, situato nei pressi della capitale nipponica, di una sala permanente che raccoglie una dozzina di sue opere fra cui Hiroshima, importantissimo bronzo realizzato nel ‘60. Nel 1987 Mastroianni dona allo Stato italiano 26 capolavori, costituenti il nucleo più importante della sua collezione personale. Le opere, per lo più di carattere “informale”, vengono esposte in una mostra allestita al San Michele a Ripa di Roma. Nello stesso anno si inaugura nella chiesa di San Lorenzo ad Aosta una retrospettiva che raccoglie, oltre ad altri significativi lavori, tutti i cartoni e la quasi totalità degli arazzi prodotti dall’Artista nel corso degli anni. L’anno successivo al Cairo è proposta una rassegna della sua attività di scenografo. Nel gennaio-marzo del 1989 tiene alla Rotonda della Besana di Milano l’antologica intitolata “I materiali 1932- 1988”. Ma la stagione dei premi e dei grandi riconoscimenti non è ancora terminata. Dopo avere ricevuto i premi Biancamano e la Ginestra d’oro del Conero, il 27 ottobre del 1989 è insignito a Tokyo del “Praemium Imperiale”, una sorta di Nobel del Sol Levante. Nei primi mesi del ‘90 si inaugura ad Arpino, nel castello Ladislao, il Centro Internazionale Mastroianni che raccoglie oltre cento opere tra sculture, bassorilievi, disegni e incisioni. Ancora nel 90, in giugno, è inaugurato a Poggibonsi un nuovo monumento resistenziale; in ottobre in Giappone, al “The Hakone Open Air Museum”, si apre una vasta rassegna dal titolo “Dal Caos alla materia, dall’informe al Cosmos”. Nel dicembre dello stesso anno alla galleria Editalia di Roma si tiene la personale intitolata “Mastroianni: jutee vetri colorati” dove per la prima volta è possibile ammirare le opere in vetro realizzate in collaborazione con Claudio Grassetti. Nel 1991, a conferma della sua incredibile poliedricità artistica, il Maestro cura, su commissone del Gruppo Cassa di Risparmio di Roma, l’arredo della Sala Conferenze della nuova sede della Corte d’Appello di Roma. Nel luglio dello stesso anno Mastroianni ottiene la cittadinanza onoraria di Chiaravalle, cui segue la mostra organizzata dalla città di Torino che ha per titolo “Mastroianni nelle collezioni private piemontesi”. Nel 1992 s’inaugura ad Alessandria, nella Sala d’Arte di Palazzo Guasco, un’antologica di ori e argenti. Nel corso dello stesso anno si devono registrare altri tre avvenimenti di ragguardevole interesse: l’esposizione, durante l’estate, della scultura monumentale Belfagor davanti al Palazzo Ducale di Genova nell’ambito delle manifestazioni sulle Colombiadi; la collocazione della colossale scultura in bronzo Guerriero, sulla scalinata del Palazzo delle Esposizioni di Roma; il conferimento del ”Premio Michelangelo”. Nell’aprile del ‘93 s’inaugura ad Arpino, nella sede provvisoria del Palazzo Ducale Boncompagni, il Museo del ”Centro Internazionale Umberto Mastroianni”. Qualche mese dopo, S.S. Giovanni Paolo II benedice l’inaugurazione del Monumento di Erice realizzato da Mastroianni in occasione della visita al Centro Ettore Majorana l’8 maggio 1993. Sempre nel ‘93 dona al Fontana Liri, sua città natale, un’opera monumentale in onore delle sue radici, dei suoi conterranei e a ricordo del padre Vincenzo. Nel 1993, presso il Chiostro di San Giovanni in Laterano, in collaborazione con il Pio Sodalizio dei Piceni e Il Cigno Galileo Galilei Edizione di Arte e Scienza, viene organizzata una mostra di Arte Sacra: sono esposti una trentina di lavori tra sculture e opere su carta, datate dal 1928 ai primi anni ‘90. Nel 1994 a Torino s’inaugura la Cancellata del Teatro Regio, imponente insieme di fusioni in bronzo ad altissimo tenore di rame fissate ad una struttura portante in”cupralluminio”, lunga ventiquattro metri e alta quattro. La Città, riconoscente per il molto che il Maestro le ha donato, gli conferisce la cittadinanza onoraria. Nel 1995 viene collocato nella città di Cumiana un bassorilievo in bronzo a ricordo dei caduti nella Resistenza; nel prosieguo dell’anno, a Roma, nel Complesso monumentale di S. Salvatore in Lauro, si inaugura il Museo Donazione Umberto Mastroianni dove trovano dimora un centinaio di opere, dal periodo figurativo agli anni Ottanta. Il ‘95 è anche l’anno in cui, nella Città di Cento, in onore a Guglielmo Marconi, è presentata la scultura monumentale Elettra e a Milano, nei giardini del Palazzo dell’Arte, in occasione della Triennale, vengono esposte tre sculture monumentali: Guerriero iniziata nel ‘70, Fantascienza del ‘71 e Macchina Sacrale dell’88. Nel 1996, chiusa la personale tenutasi alla ”Borgogna” di Milano, viene inaugurata a Torino la rassegna ”Mastroianni e la letteratura”, nell’ambito del Salone del Libro; a Marino Laziale viene inaugurata la scultura Ideogrammi e nel parco “Domus Salaria” in Cappadocia viene collocata la statua Belfagor. Nel 1997 è posizionata, nella zona di confine fra Italia e Francia, l’imponente statua di San Francesco, commissionata al Maestro nel 1994 dalla Società Traforo del Monte Bianco. Nella notte del 25 febbraio ‘98, dopo una lunga e dolorosissima malattia, Mastroianni muore nella sua casa-museo di Marino. Le sue spoglie mortali dimorano nel Cimitero di Carmagnola, accanto a quelle dell’amata sposa Ida Perlo, all’ombra di un Cristo esemplarmente mastroianneo. Fra le molte iniziative intraprese per onorare la memoria dell’Artista, per importanza e originalità, meritano di essere menzionate: la mostra veneziana del 1998 dal titolo “Fragilità e forza: i vetri di Umberto Mastroianni” a cura di Giovanni Sarpellon, mostra alla cui realizzazione il Maestro si era dedicato negli ultimi mesi della sua vita; la retrospettiva inaugurata il 15 novembre 2005 a Roma nei locali del Museo del Corso intitolata “Umberto Mastroianni. Scultore europeo”; il ripristino del “Premio Umberto Mastroianni” annunciato dalla Regione Piemonte in occasione della presentazione della mostra di cui il presente volume funge da catalogo.